Ideali e azioni per la collettività

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Questo blog ha la funzione di portare all’attenzione di tutti coloro che vogliono spendersi per una Capo d’Orlando più libera, vivibile e all’insegna del pluralismo, fatti azioni e proposte concrete per far si che questa terra possa sfruttare al meglio tutte le potenzialità che una natura generosa gli ha riservato.

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Evoluzione ed identità generazionale

La condizione di giovinezza è capace di assumere il proprio tempo in modo inusuale, costruendo una sorta d’identità generazionale.

Questa costruzione pare faticosa e incerta: debole è il sentimento di futuro, debole la densità e la forza della consegna degli adulti.

Quali percorsi prende la ricerca delle giovanissime e dei giovanissimi?

Quale l’esercizio di abilità per vivere il proprio tempo?

Intrecciare gli accadimenti della vita personale, le scelte e le transizioni nella connessione partecipe del sociale.

Il nostro pare essere “tempo opportuno” per riconquistare un respiro “di generazione in generazione“, nel quale riprendere il rapporto profondo con la propria filialità, non con la relazione con l’altro, la consegna di un futuro migliore è la capacità di inizio.

Questo chiede di guardare alla famiglia e alla scuola come luogo di soluzione, alla conoscenza come esperienza del tempo, alle modalità per ritrovare l’infanzia e, insieme, la capacità di consegnare e di lasciare.

Questo richiede un esercizio di pensiero, una capacità di presenza, una modalità di cittadinanza “per generazioni“: è la ricerca di questo la si ottiene frequentandosi e confrontandoci, impegnandoci e costruendo una prospettiva pedagogica ed etica.

Creare Economia

Accettare condividere scelte e consigli per migliorate, la serietà, la condivisione, non si trovano al supermercato.

Il 95% di tutti i problemi umani ha origine da una mentalità negativa. Questa cifra include caratteristiche come timidezza, contrasti in famiglia, fallimento aziendale, cattiva memoria, tensioni, infelicità, preoccupazione, disinformazione, pregiudizi, mancanza di collaborazione e condivisione, ansie ecc.

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Possiamo fare qualcosa al riguardo condividendo e programmando.
Siamo tutti una mente con un corpo, non un corpo con una mente!
Se comprendiamo questo avremo più padronanza di noi stessi.
Il coworking è uno stile lavorativo che coinvolge la condivisione di un ambiente di lavoro, spesso un ufficio, mantenendo un’attività indipendente. A differenza del tipico ambiente d’ufficio, coloro che fanno coworking non sono in genere impiegati nella stessa organizzazione. Attrae tipicamente professionisti che lavorano a casa, liberi professionisti o persone che viaggiano frequentemente e finiscono per lavorare in relativo isolamento. L’attività del coworking è il raduno sociale di un gruppo di persone che stanno ancora lavorando in modo indipendente, ma che condividono dei valori e sono interessati alla sinergia che può avvenire lavorando a contatto con persone di talento.
Con volontà ed impegno,  si può guidare la nostra Mente Creativa ad aiutarCi a risolvere i problemi, prendere le decisioni giuste, creare modi e mezzi per condividere, Creare economia per tutti.

L’innovazione sociale rivolta a produrre valore è meritocrazia.

L’innovazione sociale richiede un approccio “profondo”. Il suo fine non è la semplice evoluzione del contenuto di un intervento rivolto ad una determinata categoria di portatori di bisogni, quanto del processo attraverso cui le politiche e le azioni sono concepite, realizzate, valutate e governate.

 Il risultato atteso da una innovazione sociale è dunque la modificazione stabile dei comportamenti e delle relazioni di un insieme ampio di attori – istituzionali e non –finalizzata a rispondere ad un bisogno in modo migliore e più sostenibile.

Questo aspetto è colto bene da un’altra definizione ampiamente citata in letteratura: “Nuove soluzioni (prodotti, servizi, modelli, mercati, processi, comportamenti, riconoscimenti, etc.) che simultaneamente rispondono ad un bisogno sociale (più efficacemente di una soluzione già esistente) e portano a nuove o rafforzate capacità, relazioni e ad un miglior uso delle risorse. L’innovazione sociale risponde alla società, ed al contempo ne rafforza la capacità di azione.

Al centro della social  innovation  vi è dunque l’evoluzione del processo con cui si affronta un bisogno, come condizione per giungere ad un “prodotto” (una risposta) realmente diversa e maggiormente coerente.

 Questo approccio può essere visto a diversi livelli di profondità, dalla più immediata risposta ad una precisa domanda sociale, non risolta né dal mercato, né dalle istituzioni, ma dalla più ampia azione “sociale“, rivolta ad affrontare problemi più generali legati all’uso delle risorse, quali la sostenibilità, la giustizia intergenerazionale, il significato di crescita e benessere, meritocrazia.

Poco o nulla di quanto evocato può accadere spontaneamente:  occorre costruire condizioni di avvicinamento e di convergenza fra una pluralità di attori, in un contesto di lealtà e fiducia reciproca.

Il lavoro sottopagato non è un dono (professionalità e competenza)

Il lavoro sottopagato distrugge la professionalità, ma la possibilità di donare il proprio lavoro (non regalare o svendere) ti permette di intercettare opportunità e creare interazioni difficili da riprodurre in altro modo.

Tutto questo può essere visto come una provocazione nei confronti dei professionisti. Ma il sociale è anche questo: nuove frontiere da attraversare, nuovi orizzonti da scoprire. Il lavoro sottopagato è una cosa, il lavoro donato è un’altra: nel primo caso il professionista deve reagire combattendo il malcostume.

Nel secondo caso, invece, può cogliere le opportunità per farsi notare. Per dare una marcia in più alla propria attività.

Chi necessita delle professionalità deve saper distinguere l’improvvisazione dalla vera professionalità.

Solo chi dona può ricevere. Siete d’accordo?

Stato d’animo – Immedesimazione – Empatia

C’è qualcosa di molto nobile in questi atteggiamenti di chi non dà mai nulla per scontato, ma sottopone tutto a critica e tenta costantemente di risalire alle cause, ai fondamenti di ogni aspetto della conoscenza: riflettere sulla realtà che ci circonda è somma realizzazione della nostra natura di esseri razionali.

Eppure questo raro tipo di “uomo analitico” viene spesso considerato noioso, fastidioso, dotato di scarso senso pratico con il suo costante meditare, chiudersi in se stesso, quindi è osteggiato e discriminato.

Il padre spirituale dei “guastafeste”, in fondo, è Socrate, che tormentava i cittadini ateniesi invitandoli a non reputare mai nulla a priori acquisito e a non piegarsi passivamente al luogo comune.

Il luogo comune è esattamente l’opposto dell’atteggiamento critico: è il regno dell’approssimazione, della banalità, della meccanica accettazione di qualsiasi concezione, opinione o comportamento solo perché “si fa e si dice così ed è così da sempre”.

Tutto è subordinato a un’etica dell’utilitarismo, per cui è veramente buono solo ciò che può servire, ciò che è efficace nell’immediato: interrogarsi sulle proprie azioni non serve a nulla, anzi, sottrae tempo prezioso al vivere quotidiano.

Il pensiero come riflessione razionale è disattivato, la fastidiosa voce della coscienza critica zittita: resta solo una funzione mentale meccanica che accetta e fa proprie le comuni credenze per poi immediatamente convertirle in atti concreti, poco più che bruto istinto animale.

Ciò detto, naturalmente è impensabile condurre un’intera vita di pura riflessione: analizzare e scomporre ogni cosa in una specie di eterna, ossessiva ricerca dei fondamenti significherebbe l’impossibilità di qualsiasi azione immediata, persino la più semplice e banale.

Il luogo comune tende ad “impossessarsi” di determinati concetti e a sottrarli al procedere analitico in quanto ritenuti scontati, ovvi; ora, l’ovvietà è uno dei principali nemici dell’uomo dotato di lucido intelletto, perché prelude spesso a pressappochismo e qualunquismo mentali.

L’ovvio è semplice nel senso di facile, comodo, ma non è Il semplice: l’assolutamente semplice è l’obiettivo ultimo e forse irraggiungibile dell’analisi, l’ovvio nemmeno la fa iniziare.

Condivisione, appropriazione, trasparenza – le tre facce che ci circondano !!

Oggi la rete è condivisione: è la sua natura. Attraverso mezzi sempre nuovi ci permette di condividere informazioni, opinioni, emozioni, conoscenza, memoria, intelligenza e anche la nostra identità. Da questa condivisione derivano così tanti benefici sociali e personali che si può pensare a un fenomeno di civilizzazione sociale, più ancora che tecnologico. Condividendo i nostri dati, le attività e persino la posizione geografica, diventano trasparenti, ma a volte più per gli altri che per noi stessi. Infatti non abbiamo accesso a tutto ciò che si sa su di noi, il cosiddetto “inconscio digitale” (ossia le informazioni che si trovano online su di noi e che non sappiamo).

Dunque la trasparenza, se ben gestita, è un bene o no?

Il problema è che in questa epoca di transizione non c’è simmetria tra l’utente e la rete: il “Big Data” permette infatti alle imprese e al governo di appropriarsi dei nostri dati.

Vuoi partecipare come volontario alla rete del Comitato Spontaneo Trazzera Marina  ? 

Sei uno studente delle scuole secondarie di secondo grado (ultimo biennio) o dell’università.

Sei uno studente delle scuole superiori di secondo grado e vuoi fare il volontario?

Per gli studenti che verranno da fuori Capo d’Orlando non sono previsti rimborsi spese per viaggi e/o ospitalità.

La collaborazione dei volontari è fondamentale per la buona riuscita dell’aggregazione e la partecipazione hai partenariati Europei vi ringraziamo anticipatamente per eventuali collaborazioni.

 Aspettiamo numerosi contatti per il primo incontro.

Da soli non ci si salva !!  

Nessuno si salva da solo”.

Segreteria - tel. mob. 347-4629179           e-mail : comitato@trazzeramarina.it

A Cura della Segreteria

   Carlo Librizzi

 

Abbattere il senso comune

La credibilità è sempre una relazione tra emittente e ricevente/pubblico, per cui una credibilità universale ed un discredito universale sono i poli estremi  sul quale si collocano tante forme e modi di credibilità. Spesso chi è credibile presso un interlocutore o un pubblico non lo è per le stesse ragioni presso un altro, come mostra,  il caso di molti leader carismatici. I credibili rappresentano delle personalità eccezionali, dotate di qualità quasi sovrumane e di una credibilità illimitata.

Il problema della credibilità di una persona non si pone nei rapporti di familiarità perchè le lunghe frequentazioni permettono di maturarla e sperimentarla nel tempo (anche la familiarità, comunque, non è esente da rischi perchè espone alla manipolazione).


Il problema della credibilità di una persona si pone soprattutto nelle relazioni caratterizzate da livelli crescenti di estraneità e talvolta richiede, affinchè una relazione possa iniziare, una anticipazione di credibilità.


Nel valutare le condizioni per accordare tale anticipazione entra in gioco il concetto di fiducia che è complementare alla credibilità, nel senso che si può parlare di fiducia solo quando l’altra persona è libera di tradirla, non vincolata da norme o imposizioni.

Quando comunichiamo non siamo quasi mai individui generici ma, la maggior parte delle volte, ci portiamo dietro un ruolo specifico riconosciuto dalla società: padre, insegnante, medico, manager, politico, operaio, ecc. I diversi ruoli professionali posseggono già, di per s’è, una credibilità riconosciuta: la credibilità del ruolo che influenza positivamente o negativamente la nostra percezione dell’altro.
Insieme a questo tipo di credibilità ve ne è però uno più pertinente alla persona che stiamo valutando ed è la credibilità nel ruolo. Essa equivale al modo in cui quella specifica persona interpreta quel ruolo, con i suoi personali pregi e difetti. Questi due tipi di credibilità si influenzano e, di solito, se si ha un ruolo socialmente credibile si tende a interpretarlo in modo da rafforzarlo. Talvolta ciò non accade: ad esempio in Italia, negli ultimi anni, il patrimonio di credibilità del ruolo politico è stato sperperato da comportamenti personali discutibili sul piano etico.

Nella costruzione della fiducia, in mancanza di situazioni di familiarità, influiscono anche le rappresentazioni della società offerte dai mezzi di comunicazione di massa, ad esempio l’esposizione alla violenza nelle fiction in TV. La violenza in TV produce la convinzione che anche nella propria realtà sociale vi sia violenza e che esista un’alta probabilità di rimanerne vittima. La Televisione, deve essere una occasione di riflessione sul mondo reale, non può sostituirsi alla realtà nelle persone che si espongono per molte ore al giorno ai suoi programmi.

Con questi atteggiamenti le persone vengono “coltivate” fin dall’infanzia ad accettare storie, preferenze, messaggi dalla TV anzi chè dalle persone reali del loro ambiente sociale.

E’ utile sapere che esistono metodi come l’ingegneria sociale consiste nel raccogliere informazioni sulla vittime (spesso per telefono) per poi arrivare all’attacco vero e proprio (di solito di natura informatica).

L’ingegneria sociale impiega metodi quali: nascondere la propria identità, mentire, ingannare, rendersi credibili e sfrutta alcune tendenze generali dell’essere umano: il desiderio di rendersi utile, la tendenza alla credulità, la paura di mettersi nei guai (se non rispondono alle richieste).

Fare gruppo serve anche a documentarsi ed informarsi, nei dettagli in che modo vengono effettuati i tentativi di manipolazione e come imparare a difendersi.

 

 

 

Il cambiamento ! ! .. . . . . . Azione Sociale …….

Il tema del miglioramento o cambiamento dei comportamenti sociali si traduce immediatamente nel problema “su che cosa occorre agire”. È opportuno agire su tutti i fattori?

In realtà i comportamenti sociali sono responsabili dei risultati complessivi ed è proprio agendo sui primi che è possibile ottenere la quasi totalità dei risultati.

La focalizzazione, è il criterio del successo dell’azione nel sociale e la teoria dei vincoli che blocca il cambiamento o miglioramento, puntare a fornire il necessario obbiettivo trovando un percorso e offrendo una metodologia utile al governo del cambiamento.

In genere si ritiene che valga la massima “Fare di più è meglio” ma non è sempre cosi.

Quali sono le caratteristiche dei ‘vincoli reali’ e come identificare i fattori che ci limitano?

  •     Produci davvero in modo efficiente?
  •     Come trasformare il vincolo in opportunità?
  •     Quali sono i modelli logici predefiniti e i programmi  in grado di garantire il successo del progetto?
  •     Dal vincolo di riferimento alla produzione “diversificata“: un’esperienza concreta.

Questi i temi al centro del nostro progetto che si rivolge a tutti coloro che vogliono il cambiamento con i fatti, non solo parole nei periodi che fanno comodo !!!…

Un’occasione unica per  cercare di acquisire competenze e reale conoscenza delle metodologie strategiche e suoi riflessi nei processi sociali.

La partecipazione viene richiesta dal bisogno di Socializzare e di Evolversi.

E’ rivolta a tutti coloro che hanno il compito di scegliere indirizzare e gestire il sociale  (Imprenditori, Amministratori, Docenti, Dirigenti Scolastici, Artigiani, Commercianti, Lavoratori dipendenti e Autonomi, Studenti, Giovani adolescenti.

Partecipa attivamente nel Comitato Spontaneo Trazzera Marina !!  

Non stare a guardare quello che accade e criticare senza costruire !!

Prendi l’iniziativa attivati !!

Le responsabilità di ciò che accade è di tutti non solo di una parte !!

 

 

Prevenzione dei comportamenti prevaricatori “Socializzare per prevenire”

La società oggi deve essere vissuta sempre di più come un momento di socializzazione, un “luogo” dove si possono incontrate persone, rapportare esperienze di vita, fare squadra, per avere possibilità di essere riconosciuti, finora nel nostro territorio niente di questo si è avverato. Di questo ed altro ci Occuperemo.

In questo ambito dovremmo redigere i progetti e i percorsi di tipo preventivo ed educativo che il Comitato Spontaneo Trazzera Marina vuole realizzare nelle scuole di diverso ordine e grado. Tali progetti costituiscono o per modalità di esecuzione o per il tipo di tema trattato, una sintesi delle esperienze più proficue maturate nel tempo facendo prevenzione nelle scuole e collaborando direttamente con insegnanti e genitori, per la realizzazione di attività che promuovono il benessere e la crescita di bambini e bambine e degli adolescenti.

Allo stesso tempo si inseriscono, all’interno di questo ambito di intervento, le sperimentazioni rispetto a nuovi percorsi formativi, a diversi modi di collaborare con le scuole ed a interventi di ricerca ed applicazioni sui temi di cui si occuperanno le Associazioni aderenti dei vari settori di riferimento.

Un percorso preventivo ed educativo per le classi sia della scuola primaria sia per le classi della scuola secondaria di primo grado.

Le attività educative  devono mirare alla valorizzazione dei bambini e delle bambine, dei ragazzi e ragazze, dei loro pensieri e giudizi, delle loro esperienze, abilità e competenze, sostenendo e potenziando, allo stesso tempo, le relazioni basilari con famiglie e docenti.

Attraverso le loro parole, i loro pensieri e giudizi, si costruiscono gli incontri, insieme con le insegnanti e con le operatrici/operatori.

I laboratori con le classi devono avvenire attraverso discussioni e scambi in gruppo, sul come si comunica, sul come imparare a leggere le emozioni proprie e quelle degli altri, su come sia possibile discutere in modo proficuo, imparando a negoziare, a mediare, a criticare in modo costruttivo.

Si può imparare a risolvere i problemi insieme, come gruppo, e a partecipare responsabilmente.

Fare della classe, della scuola, un luogo ove stare bene, consente ai bambini e bambine e ai più giovani di crescere coltivando progetti di vivibilità per l’oggi e per il domani con soddisfazione alla vita della classe della scuola e della società.

 

 

Competenza: per costruire il proprio sapere

Competenzaè parola usuale, ma ogni sua definizione è piuttosto variegata.

  • complesso: si tratta dell’insieme di  componenti:
  • uso
  • padronanza  anche elaborativa, interpretativa e creativa, di conoscenze che collegano contenuti diversi
  • dinamico: l’uso e la padronanza non sono l’unica espressione della competenza;
  •  la competenza racchiude in sé come oggetto non solo le conoscenze chiamate in causa, ma fattori conoscitivi: l’accettazione dello stimolo a farne uso, il desiderio di farlo, il desiderio di completare le conoscenze che si rivelassero, alla prova dei fatti, insufficienti e dunque lo stesso desiderio di aumentare la propria competenza.

Per capire a fondo questa definizione, occorre ricordare che, «Una conoscenza è, allo stesso tempo:

  • la rielaborazione di contenuti in modo autonomo, per raggiungere una meta;
  • il risultato di tale elaborazione.

Una conoscenza può coinvolgere uno o più contenuti» e che «Un contenuto è una porzione limitata di sapere, ristretta ad un certo àmbito e limitata ad un certo soggetto, un certo tema specifico, un certo elemento di tale sapere».

Da qui si evince che, in questa interpretazione:

  • la base della competenza è una porzione di sapere, un contenuto;
  • l’insieme di elaborazione del contenuto e il risultato di questa elaborazione costituiscono la conoscenza (che dunque è già di per sé dinamica e coinvolge l’allievo, più che l’insegnante);
  • le competenze «devono costituire un bagaglio (non tanto di nozioni, quanto delle abilità di risolvere situazioni problematiche, sapendo scegliere risorse, strategie e ragionamenti) per il cittadino».

Fonte:  Progetto di Ricerca dell’Unità di Bologna 2002-2003