Ideali e azioni per la collettività

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Questo blog ha la funzione di portare all’attenzione di tutti coloro che vogliono spendersi per una Capo d’Orlando più libera, vivibile e all’insegna del pluralismo, fatti azioni e proposte concrete per far si che questa terra possa sfruttare al meglio tutte le potenzialità che una natura generosa gli ha riservato.

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Pare svanito il nesso tra gli obiettivi e i problemi

Questa perdita sta impoverendo, se di fatto non è già annullata, la loro funzione di orientamento all’azione.

 Ci chiediamo se questi aspetti sono ad oggi tipici solo delle organizzazioni, ho coinvolgano più in generale il mondo aziendale, e altri settori.

Ci Chiediamo anche: Come infrangere queste cristallizzazioni che attraggono nel loro luccicare, ma di fatto irrigidiscono e rendono deboli le proposte che propongono un utilizzo degli obiettivi? sequenze che possono prevedere il passaggio tra molti livelli successivi, dove trova grande spazio la progettazione, la rendicontazione del processo di attribuzione e molto meno quello di elaborazione.

Questi obiettivi diventano materia per gli obiettivi di budget, le valutazioni individuali, l’erogazione di risorse aggiuntive, etc; una materia ben confezionata, con una forma spesso impeccabile dove indicatori e standard son ben collocati.

Peccato che per strada si perda la sostanza. Questo modo di proporre ed utilizzare gli obiettivi, diffuso in molti ambienti sembra stia progressivamente consolidando, dentro le organizzazioni, un mondo parallelo che ha strutturato un linguaggio proprio, dove la parola obiettivo ha una vita a se, sganciata dai contesti concreti.

Gli obiettivi a cascata evocano adempimenti che rotolano come pietre” da un livello all’altro, si cerca di trattarli senza farsi troppo male.

Non si rintraccia, se non sepolto sotto molti strati di consuetudini e pratiche di lavoro, il significato di un costrutto mentale capace di anticipare risultati utili.

 

UN NOSTRO OBIETTIVO istruzione del bene pubblico all’educazione come bene comune

Prendersi cura dei luoghi in cui viviamo, perché dalla qualità dei beni comuni materiali e immateriali dipende la qualità della nostra vita. Il tempo della delega è finito. L’Italia ha bisogno di cittadini attivi, responsabili e solidali.

Il Bene pubblico, si rifà a un ruolo principale dello Stato nell’erogazione e nel finanziamento di servizi, il cui processo di produzione risulta altamente istituzionalizzato e verticistico, i beni comuni si distinguono sia per finalità sia per forma di governo.

La parola educazione indica un processo necessariamente relazionale, che dovrebbe consentire il pieno sviluppo dell’essere umano nella consapevolezza della propria libertà e quindi responsabilità.

Occorre sottolineare che l’istituzione scolastica è frutto solo dei secoli più recenti e che il processo educativo è spesso avvenuto nella società indipendentemente da qualsiasi intervento istituzionale. Tuttavia, ben lontano da qualsiasi concezione di auto-governo e tenendo ben presenti le caratteristiche e le criticità delle attuali realtà istituzionali, la categoria dei beni comuni potrebbe costituire una valida alternativa e un quadro di riferimento innovativo per la governance democratica dell’educazione in questo contesto in cambiamento.

Ciò è tanto più necessario specialmente se si considera lo ‘sfumare’ dei confini tra il pubblico e il privato e l’emergere di forme miste o ibride che promuovono concezioni dell’educazione come un bene privato o commercializzabile.

Il concetto dei beni comuni promuove l’adozione di nuove forme di partecipazione diretta basate sul principio di sussidiarietà, la cui connotazione di dinamica verticale si estende per includere esercizi orizzontali e trasversali di autorità, caratterizzati dalla condivisione di funzioni.
Il tutto ha fondamenta solide se ognuno si prederà cura dell’educazione come bene comune – studenti, famiglie, insegnanti, educatori, società civile, settore privato –  questo processo partecipativo rappresenta di per sé un bene comune.

 Ai diversi livelli del processo educativo, l’approccio partecipativo, proprio del principio di sussidiarietà orizzontale, si basa sulla condivisione di valori e di obiettivi, e promuove l’implementazione di processi di co-partecipazione e di integrazione di responsabilità, di rischi e di risorse (umane ed economiche). Ai fini dell’interesse generale è infatti ampiamente dimostrato che la ‘cooperazione’, fondata su valori di solidarietà, uguaglianza, giustizia sociale, sia più conveniente rispetto a forme utilitaristiche di competizione.

 

Nuova partecipazione ATTIVA ed economia per tutti

 L’idea di partecipazione nel mondo di oggi, specialmente tra gli studenti delle scuole superiori. In fondo alla base del partecipare c’è un gesto che porta a «prendere parte», cioè ad attivarsi, mettersi in gioco, rendersi protagonisti. Partecipare è l’esatto contrario di essere passivi.

E nelle scuole italiane, c’è più partecipazione o più passività?

La nostra scuola è ancora fondata su un concetto illuministico di trasmissione del sapere, per cui all’apprendimento interattivo e cooperativo è ancora preferito un metodo basato sull’insegnamento frontale. La scuola italiana in generale non invoglia a partecipare; allo stesso tempo, però, moltissimi insegnanti preparati e generosi s’ingegnano ogni giorno a coinvolgere gli studenti e a renderli protagonisti nell’acquisizione dei saperi. E così la scuola diventa in qualche modo il simbolo di una contraddizione di quest’epoca: in un momento che ci offre strumenti eccezionali per generare partecipazione attiva, sperimentiamo quotidianamente una “crisi della partecipazione”. Mai come in questo tempo storico è infatti possibile informarsi, condividere idee e confrontarsi, generare conoscenza: e dal semplice clic su Internet, si può passare poi a forme di aggregazione e partecipazione che incidono nel mondo realeMa, allo stesso tempo, ci sono segnali di crisi della partecipazione: per esempio la disaffezione verso la politica è evidente, così come il disinteresse per forme associative.

La scuola deve fare di più in questo processo. In che modo? Non servono rivoluzioni: basterebbe che in ogni istituto si facesse bene ciò che è già previsto dalla legislazione. Primo: insegnare i fondamenti del diritto nazionale e internazionale. Purtroppo però la materia di “Cittadinanza e costituzione” è viva solo sulla carta; e allora troppo spesso dalla scuola escono giovani che sono quasi analfabeti delle conoscenze basilari che fondano la partecipazione. Ancora, bisognerebbe aggiornare i programmi, così da portare almeno i saperi umanistici (storia, letteratura, filosofia, scienze sociali…) al passo con la modernità. E poi servirebbe dare gambe più solide ai due pilastri della partecipazione studentesca: la rappresentanza e le attività integrative, cioè i progetti che possono entrare nei Piani dell’Offerta Formativa (P.O.F.) e che anche gli studenti hanno diritto di proporre per arricchire le proprie competenze. Purtroppo però ai ragazzi manca spesso un ingrediente fondamentale per partecipare a scuola: la consapevolezza di poter essere soggetti attivi nei processi di apprendimento, e non recettori passivi di nozioni da memorizzare.

L’obiettivo è di sensibilizzare ad attivare gli strumenti di partecipazione dei cittadini alle decisioni di chi deleghiamo ad amministrare la collettività.

Cos’è un ambiente di lavoro eccellente?

La visione del Collaboratore  (non di giustizia !!!!)

Gli ambienti di lavoro eccellenti sono frutto delle relazioni quotidiane vissute dai dipendenti e i manager – non solo un elenco di programmi e benefits.

Il fattore chiave comune a queste relazioni è la FIDUCIA. Dal punto di vista dei Collaboratori, un ambiente di lavoro eccellente è quello dove:

HANNO FIDUCIA delle persone per cui lavorano;

Sono ORGOGLIOSI di ciò che fanno; e

SI DIVERTONO con le persone con le quali lavorano.

La fiducia è il principio cardine degli ambienti di lavoro eccellenti. Deriva dalla credibilità del management, dal rispetto riconosciuto ai dipendenti e dalla misura in cui essi ritengono di ricevere un trattamento equo. Il grado di orgoglio nei confronti dell’organizzazione, il livello di sincerità dei legami e il cameratismo tra dipendenti sono ulteriori elementi fondamentali.

La meritocrazia come mezzo, non fine, soprattutto non deve essere visto come un obiettivo individuale, ma come uno strumento per il miglioramento della collettività.

 

 

Il trasferimento del sapere tra generazioni rilancia il Paese.

Il problema colpisce tutta l’Europa: i dati sulla redditività degli investimenti di venture capital negli USA e nel vecchio continente sono espliciti, con dimensioni inconfrontabili tra i profitti (alti) dei primi e quelli medio-bassi del secondo.
Al di là della propensione al rischio e all’investimento consistente che da noi sinceramente è poco radicata, la differenza sostanziale sta nello stato di sviluppo di una tecnologia quando la si immette su mercato.

Risultati immagini per vignette sul rischio

Non si tratta di trovare risorse nuove, ma di rendere più efficienti e trasparenti quelle che ci sono.

Risultati immagini per vignette sulla trasparenza

Una generazione che ha le mani d’oro e non è per nulla da rottamare con i giovani che hanno certamente conoscenze più specifiche, ma forse meno esperienza pratica. Non scontro generazionale, ma trasferimento prezioso di saperi da una parte all’altra (e viceversa!).

Risultati immagini per vignette sulla scontro generazionale

La forza non sta negli individui, ma nelle connessioni.

Possiamo dire che solo dall’interazione (o link) tra numerosi elementi paritari all’interno di un sistema può emergere una nuova intelligenza, non riscontrabile e nettamente superiore a quella di ogni singolo elemento all’interno del sistema stesso. Un’intelligenza nuova, collettiva, superiore, un’intelligenza emergente, una swarm intelligence. Anche per la conoscenza vale la stessa regola: guardate alle connessioni e non all’individuo, lì regna la cultura.

Questo è quello che succede all’interno dei formicai o degli alveari e questo è quello che anche noi, homo sapiens, stiamo iniziando a fare, supportati dalle tecnologie di connessione (pc, tablet, smartphone) e dal web che li mette in relazione. Lentamente, stiamo spostando l’attenzione dai singoli elementi alle connessioni tra essi, stiamo iniziando a mettere in crisi il concetto di leadership, affidandoci a dinamiche di tipo bottom up e a logiche di sharing. In molti ambiti questo nuovo paradigma sta dando e darà grandi risultati, dalla creatività al mondo delle idee (Quirky) e alla finanza (Kickstarter), dalla mobilità (BlaBlaCar) all’ospitalità in viaggio (Airbnb), dall’intrattenimento (YouTube) alla conoscenza (Wikipedia). Insomma, finalmente stiamo rendendo concreto quello che Aristotele diceva centinaia di anni fa quando affermava che Il tutto è superiore alla somma delle parti.

Quando ho più idee degli altri, do agli altri queste idee, se le accettano; e questo è comandare. Italo Calvino – Il barone rampante -

Per comprenderlo, osserviamo le formiche !

Fare impresa in Italia è sempre un’impresa

Fare l’imprenditore nel nostro paese non è semplice, probabilmente non lo è mai stato, nel carattere di chi fa impresa elementi come tenacia e perseveranza sono aspetti fondamentali, però in Italia non basta.
Nel nostro paese avviare un’attività ha dei costi elevati rispetto agli altri paesi. La partenza o se preferite la fase di “start-up” costa da noi, ben undici volte di più di quanto non costi in Francia.
In Italia per iniziare servono almeno 3500 euro, per quanto riguarda l’Europa, in Francia bastano 300 euro, nel Regno Unito 207 euro ed in Irlanda solo 95 euro, il paese dove però si paga meno è la Nuova Zelanda, qui le aziende per iniziare spendono solo 41 euro.


I problemi per i nostri imprenditori non si limitano all’esborso economico iniziale ma soprattutto si completano considerando la conflittualità con l’apparato burocratico.
Da una ricerca fatta dal Censis in collaborazione con Confcommercio chi vuole mettersi in proprio deve dedicare almeno due settimane per girare in nove uffici diversi, considerate che in Svezia tutto si fa in un solo ufficio, gestire gli aspetti burocratici richiede troppo tempo, Completiamo il quadro arrivando al tema “TASSE”, nel nostro paese pesano per il 76% degli utili d’impresa, quando nei paesi Ocse la media è 47,8%, ma oltre a pagare di più ci mettiamo anche più tempo a pagarle. Sempre secondo lo studio fatto dal Censis, un imprenditore dedica 360 ore per pagarle.

 

l’importanza oggi di fare squadra

In che modo il senso di squadra può spingere i risultati verso risultati inimmaginabili?

Ogni responsabile di attività che abbia vissuto veramente l’esperienza sul campo assieme ai suoi uomini, sa quanto è necessario per la motivazione dei singoli, già abituati a lavorare soli, la presenza della propria realtà aziendale.

Cosa significa per i risultati dell’azienda se un collaboratore non si alza alla mattina con l’idea di produrre ? Già gli obiettivi vengono persi.

Cosa significa, in un momento di crisi come questo, in cui in molti settori aumentano i rifiuti e le obiezioni da parte dei clienti, se per un commerciale si crea lo stereotipo di non avere il prodotto o il servizio giusto?

Quante occasioni di vendita si perdono solo perché si perde la reattività a rispondere in modo efficace ed entusiastico alle obiezioni?

Tutto questo succede se manca la squadra, se manca il senso del lavorare e perché no, lottare, tutti insieme per affermare una bandiera alla quale siamo affezionati! Poi non dimentichiamo che i risultati commerciali dipendono non solo dai “commerciali” in senso stretto. La centralinista che risponde al telefono, o che accoglie il cliente e gli indica che deve attendere, il magazziniere che serve il cliente, il tecnico che interviene direttamente… cosa dicono queste persone al cliente? E se il cliente si lamenta di qualcosa, cosa gli rispondono? Che immagine danno dell’azienda?

In che modo una dimensione così apparentemente intangibile come il senso di squadra si riflette in modo determinante sui costi?

I costi di un’azienda sono dati anche dai tempi sprecati e improduttivi. Ma perché le persone dovrebbero fare di più, quando potrebbero fare di meno? Perché dovrebbero mostrare collaborazione, addirittura sostituirsi ai propri colleghi o ai propri manager in caso di necessità? Perché spingere insieme per arrivare a conclusioni concrete quando c’è nell’aria l’abitudine a far durare le riunione oltremodo e senza arrivare all’epilogo in tempi brevi. Le aziende all’avanguardia considerano questi aspetti come dei costi da eliminare.

E ancora una volta il senso di appartenenza a qualcosa che oltrepassa i singoli individui è un motore potente da utilizzare.

A COSA MIRIAMO

IL Comitato Trazzera Marina vuole formulare un approccio socioeconomico.

Utilizzano questo termine per indicare pratiche e soggetti organizzativi di natura privata ma volti alla produzione di beni e servizi a valenza pubblica o collettiva.

Con l’approccio sociologico si evidenzia la valenza espressiva e l’orientamento altruistico delle relazioni che si instaurano all’interno del Comitato Trazzera Marina implicando un coinvolgimento personale dei frequentatori.

Le indagini sociologiche mirano a individuare gli aspetti di natura motivazionale, culturale, valoriale ed etica dell’agire volontario nelle organizzazione Comitato Trazzera Marina.

L’approccio economico sottolinea la partecipazione alla determinazione del benessere collettivo distinta da quella offerta dal Mercato essendo priva di fini lucrativi.

AREA PROMOTIVA SOCIALE

Il Comitato Trazzera Marina, vuole promuovere e sensibilizzare artigiani commercianti professionisti operanti nei svariati campi della produzione e del dialogo interculturale.

Scopo del Comitato è creare opportunità di sviluppo nel territorio, in un’ottica di promozione internazionale degli stessi attori locali a livello economico, culturale e sociale.

Si vuole proporre come sensibilizzatore di sviluppo qualificato, in grado di intercettare e fare prosperare nel territorio le politiche di sostegno e sviluppo promosse da organismi sovranazionali, in particolare dalla Commissione Europea (ad esempio attraverso i fondi strutturali e i programmi gestiti in modo centralizzato dalle diverse DG della Commissione) ma anche da Stato, Regioni e da altri organismi internazionali.

In questo quadro sensibilizza la collaborazione e supporto di enti pubblici ed organizzazioni private che intendano avvalersi di tali strumenti, incoraggiando la diffusione di buone pratiche ed il trasferimento di know-how.

Promuoviamo le eccellenze e le competenze professionali e imprenditoriali presenti nel territorio, in particolare quelle dei giovani, fornendo a questi una valida sponda per una loro espressione a livello Europeo e internazionale.

Promoviamo e ci dedichiamo alla ricerca ed alla formazione nel campo della cooperazione, dell’internazionalizzazione e delle opportunità che caratterizzano tali elementi, in particolare attraverso l’analisi delle sfide e dei punti di forza comuni dei territori dell’area Euro-Mediterranea, progettando e promuovendo soluzioni ed interventi compartecipati.

Supportare la cooperazione degli attori locali, pubblici e privati, in attività di internazionalizzazione del territorio attraverso strategie di sviluppo integrato;

- Incoraggiare la cooperazione e la mobilità internazionale nel settore della gioventù;

- Sostenere iniziative di cooperazione Europea nell’ambito dell’apprendimento permanente, dell’istruzione e della formazione professionale;

- Incoraggiare l’occupazione, la piena integrazione e la partecipazione dei gruppi meno favoriti con l’intento di sviluppare una società inclusiva e accessibile a tutti, basata sulle pari opportunità e l’uguaglianza di genere e meritocrazia;

MOBILITÀ E GIOVANI 

OBIETTIVI :

Promuovere opportunità di mobilità per giovani, animatori giovanili, volontari, studenti, tirocinanti, insegnanti e altro personale docente.

Sviluppare partenariati e mobilità di operatori tra istituzioni e organizzazioni nei settori dell’educazione, della formazione, dei giovani e il mondo del lavoro.

LINEE DI FINANZIAMENTO

-ERASMUS+  -ORIZZONTE 2020 - European Youth Foundation (EYF) – Council of Europe- Dipartimento della Gioventù e del Servizio Civile Nazionali

COOPERAZIONE EUROPEA 

OBIETTIVI :

Supportare la cooperazione degli attori locali, pubblici e privati, in attività di internazionalizzazione del territorio attraverso strategie e progetti di cooperazione nell’ambito di programmi Europei a gestione diretta. Gli ambiti di intervento riguardano:

-ERASMUS+ -EUROPA CREATIVA -EUROPA PER I CITTADINI  -GIUSTIZIA  -EaSI – Occupazione e Innovazione sociale -LIFE  -PI – Strumento di partenariato  INTERREG EUROPE 2014-2020 MED Cooperation Programme 2014-2020

SVILUPPO LOCALE E FORMAZIONE PROFESSIONALE

OBIETTIVI :

Sostenere la promozione dello sviluppo culturale, sociale ed economico del territorio, contribuendo agli obiettivi della strategia Europa 2020 e sostenendo una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva. In tal senso si opera in partenariato con attori locali pubblici e privati, in particolare con enti locali, scuole, università, organizzazioni no profit e associazioni del territorio, con l’obiettivo di rafforzare in maniera sinergica la capacità progettuale del territorio, favorire la creazione di reti e partenariati locali, e incoraggiare processi di partecipazione dal basso per condividere possibili strategie integrate e politiche di sviluppo del territorio.

LINEE DI FINANZIAMENTO

-POR FESR 2014-2020 -POR FSE 2014-2020 -PSR FEASR 2014-2020 -Fondazione con il Sud – Altri finanziamenti nazionali, regionali e da fondazioni private.